LUIGI MASETTI: l’anarchico delle due ruote, il poeta “del bicicletto”, il nostro ispiratore

Un precursore, un iniziatore, certamente un ispiratore per tanti che come noi hanno abbracciato l’idea del viaggio in bicicletta. O forse un ribelle che ha scelto la bicicletta per vivere in modo totalmente nuovo il suo essere anarchico.

Stiamo parlando del primo cicloviaggiatore della storia, pioniere di viaggi incredibilmente avventurosi e protagonista di imprese memorabili.

E’ davvero un peccato che sia così poco conosciuto perfino fra gli amanti della bicicletta, che dovrebbero onorarlo come i medici di oggi fanno con Ippocrate e gli esploratori con Indiana Jones.

Nato nel 1864 (un secolo esatto prima di noi!) a Trecenta in Veneto, si trasferì a soli 28 anni a Milano, per evitare le epidemie di pellagra e malaria che in quegli anni sconvolgevano il Polesine.

Sembra impossibile ma il velocipede, da noi oggi tanto amato, a quei tempi era ritenuto una sorta di mezzo di trasporto demoniaco, sovvertitore della quiete pubblica, e ha dovuto condividere per questo la sorte subita da moltissime innovazioni che, nel corso dei secoli, hanno spiazzato società non pronte ad accoglierle. 9d5a45e5db7b57bf3408002bc56bd959_XLBasti pensare a personaggi come Galilei Galilei (e alla teoria eliocentrica), Nicolò Paganini (di cui si diceva avesse stipulato un patto con il diavolo per suonare in quel modo) e a Mary Quant (mi perdonino i colti per l’accostamento un po’ irriverente), la cui minigonna scatenò scandalo e ammirazione allo stesso tempo.

Gli esempi potrebbero essere moltissimi a testimoniare di sciocche credenze fortunatamente spazzate via dal trascorrere inesorabile del tempo.

In ogni caso lo spirito di Masetti era tale da non farsi condizionare di certo dai pregiudizi del momento; è anzi probabile, o forse semplicemente mi piace crederlo, che questi abbiano semmai rafforzato il suo amore per la bicicletta tanto da sceglierla come mezzo eletto per lanciarsi allo scoperta del mondo.

Era certamente intriso di sentimenti anarchici, coltivati dopo essere entrato in contatto con Nicola Badaloni, medico condotto nel Polesine, mazziniano e socialista moderato delle cui idee libertarie ed egualitarie Masetti subì il fascino; e questo ce lo fa apparire ancor più simpatico, perchè oggi come allora è difficile separare l’idea di cicloturismo da quella sensazione di libertà che conosce soltanto chi carica la sua bicicletta con borse e spirito di avventura per dirigersi, con poche certezze e molte incognite, verso nuove esperienze e conoscenze.

LuigiMasettiLe imprese compiute da Masetti hanno dell’incredibile, soprattutto se si considera con quali mezzi e attrezzature sono state compiute. Niente telai al carbonio e borse ultraleggere; nemmeno l’ombra di abbigliamento tecnico e scarpette con aggancio ai pedali; neppure Giulio Verne avrebbe potuto immaginare all’epoca navigatori satellitari, tracce gpx, computer e cellulari gps. Solo biciclette pesantissime (che oggi non useremmo nemmeno per andare al negozio all’angolo della strada), mappe recuperate chissà dove e un’inguaribile desiderio di conoscere il mondo nel modo più anarchico possibile. E naturalmente dosi straordinarie di energia e coraggio… e un pizzico di follia?

E proprio follia ed energia, di un uomo che non conosceva stanchezza alcuna, lo portarono a compiere imprese straordinarie che gli diedero grandissima popolarità, dal momento che dal 1892 tutti i giornali nazionali e non solo, iniziarono ad occuparsi di lui.

Il “Corriere della Sera” lo sponsorizzò per effettuare un viaggio di 7.000 chilometri che in due mesi, passando da Svizzera, Germania, Francia e Inghilterra, lo portò da Milano fino a Chicago, per assistere alla  World Columbian Exposition, e incontrare personalmente il presidente degli Stati Uniti Cleveland. I resoconti di viaggio (niente email, sms e internet per spedirli, ma normalissime buste affrancate) furono regolarmente pubblicati sul giornale il lunedì. Terminate le visite il nostro amico Luigi invertì semplicemente il senso di marcia e rientrò a Milano sempre in bicicletta.

Dopo quattro anni Masetti sbalordì nuovamente con un itinerario che intendeva ripercorrere la campagna d’Egitto di Napoleone. masetti1Partendo sempre dal capoluogo lombardo pedalò fino ad Aosta e poi lungo tutta l’Italia per imbarcarsi a Brindisi e raggiungere l’Egitto; seguì la storica pista fino in cima alla Piramide di Cheope. Non contento tornò a casa visitando la Palestina e parte del Medio Oriente.

Un altro viaggio di circa 5.000 chilometri, bazzecole per lui, lo portò in bicicletta ad attraversare l’Italia e la Grecia, i Balcani e l’Austria. Da lì si diresse verso il Monte Bianco e, dopo aver scalato la montagna più alta d’Europa, ripartì verso la foresta nera.

Ma il suo viaggio più straordinario resta quello iniziato il 1° maggio del 1.900 durante il quale percorse circa 18.000 chilometri. Marocco, Norvegia, fino a Capo Nord, Russia, dove incontrò Tolstoj, e Turchia, fino a Costantinopoli, sono solo alcuni dei paesi attraversati.

Dopo questo viaggio la sua fama si eclissò rapidamente e di lui non si seppe più nulla; l’ipotesi più accreditata è che sia deceduto a Milano nel giugno del 1940. Resta tuttavia intatta la straordinaria ammirazione nei suoi confronti di chi ha avuto l’occasione di sapere qualcosa della sua vita e oggi cerca di ripercorrere  in qualche misura, ma con ben altri mezzi e possibilità, le sue imprese.

Il motivo per cui abbiamo voluto ricordarlo nella home page del sito, come ispiratore dei nostri viaggi,  è duplice: da un lato speriamo di suscitare in qualche visitatore il desiderio di avvicinarsi alla bicicletta e di utilizzarla come mezzo per esplorare il mondo; dall’altro per ricordare a tutti, noi per primi, qual è la vera essenza del cicloturismo, che forse andrebbe liberato da un po’ di tecnologia in eccesso e restituito alla sua vera anima.

Per tutti vale in ogni caso l’invito a lasciar da parte il più possibile i mezzi motorizzati, almeno nelle città e nei paesi, a vantaggio della bicicletta che, in Italia più che mai, è stata troppo velocemente sostituita da mezzi costosi e inquinanti; ne trarrebbero grande giovamento la nostra salute (polmoni, orecchie, muscoli, sistema nervoso) e il nostro spirito, ma anche la natura, per una volta, non potrebbe fare altro che ringraziarci.


Fabio

Una passione che parte da lontano.

Il mio amore per la bicicletta è di lunga data.
Da sempre ho amato la sensazione di libertà che offre pedalare in campagna, in montagna, soffrendo e ansimando sulle salite più dure, per poi godersi la soddisfazione per le vette conquistate e il piacere delle meritate discese.
Una bicicletta lontana da prestazioni, cronometri, tempi e ultimi ritrovati tecnologici.
Una bicicletta come mezzo per curiosare in giro per il mondo. Senza le barriere imposte dalle autostrade, dalle rotaie, dai finestrini, dagli oblò; senza le costrizioni del traffico, della velocità, delle rotte obbligate; senza limitazioni alla possibilità di osservare, annusare, ascoltare, “sentire” la natura.
Il viaggio che ha arricchito di contenuti questa passione è avvenuto nel 2011; un tour dell’Olanda di una decina di giorni con l’amico Emanuele, compagno di viaggio anche nel 2013. Lì è nata l’idea di unire alla passione per il viaggiare in bicicletta, un tema culturale, storico, artistico, ideale, che funga da trait d’union per il viaggio stesso.
Ma come coinvolgere in questo progetto il mio amico Massimo, non esattamente un Bartali della situazione e decisamente non così entusiasta di sudare e soffrire sui pedali?
“Se andiamo ad Auschwitz vengo anch’io” furono le parole che lo consegnarono definitivamente alla fatica ciclistica e alle grandi soddisfazioni che ne derivano.
Detto, fatto. Preso al volo, nemmeno un attimo di tentennamento e di esitazione.
Dal giorno dopo mi sono messo all’opera per organizzare il viaggio e a luglio del 2013 abbiamo realizzato un’avventura che ha sorpreso innanzitutto noi stessi e che ci ha segnato profondamente dentro. Manerbio-Auschwitz, 1265 chilometri di ansie, paure, fatica, pensieri,  silenzi, gioie, soddisfazioni e lacrime. Si, lacrime, perchè visitare in pochi giorni Mauthausen, Hartheim ed Auschwitz è un’esperienza che ci si porta dentro per il resto dei giorni.

Ne abbiamo parlato parecchio fra di noi, abbiamo valutato altre possibilità, siamo rimasti nel dubbio per mesi.

Abbiamo pensato che fosse inutile, che le proposte in rete siano già in eccesso, che nessuno avrebbe nutrito interesse nei confronti delle nostre esperienze.
Probabilmente è così, ma abbiamo deciso ugualmente di farlo, e l’abbiamo fatto: il sito, “the world on wheels”.

Prima di dire perchè ci siamo decisi a costruirlo (soli, da autodidatti), chiariamo quali NON sono i motivi per cui l’abbiamo messo in piedi:

  • megalomania e/o presunzione
  • bisogno di apparire (facebook basta e avanza)
  • ricerca di una gratificazione

E allora perché? Se ne sentiva la mancanza? Ce n’era davvero bisogno?

Credo proprio di no. Eppure il desiderio di condividere le nostre esperienze, le emozioni di un viaggio, i preparativi per il prossimo, i nostri ideali, hanno preso il sopravvento.

L’idea della condivisione è entusiasmante. Ogni gioia, ogni soddisfazione, ogni esperienza piacevole e divertente assume un sapore molto più intenso quando viene condivisa con qualcuno. Qui la situazione è particolare perchè questo qualcuno, almeno inizialmente, non ha volto né nome, e forse non esiste nemmeno; ma proprio per questo la sfida è ancora più stimolante.

A te, visitatore occasionale di questo luogo virtuale, cosa offriamo?

  • Qualche spunto di riflessione, resoconti di viaggio e informazioni per intraprendere le stesse avventure. Un ambiente dove, se lo riterrai, avrai la possibilità di contribuire con le tue riflessioni, commentando quanto scritto qua e là.
  • Se vorrai essere dei nostri potrai registrarti al sito aiutandoci ad arricchire il blog con articoli, segnalazioni, idee e proposte. Sarà un piacere creare una sezione nella quale, sulla falsariga di quello che facciamo con i nostri viaggi, potremo pubblicare resoconti di viaggi effettuati da te, con tutte le informazioni che potrebbero essere utili a chi volesse intraprendere le stesse imprese.
  • Ma soprattutto siamo aperti ad ogni forma di condivisione:  incontri nelle scuole per raccontare la nostra esperienza e con nuovi amici per fornire informazioni sui viaggi e aiutarli a organizzarli, sono solo due fra le modalità possibili e sono già avvenute con grande e reciproca soddisfazione.
    Ma nulla vieta che si possano creare molte altre occasioni di incontro, fino magari all’organizzazione di qualche viaggio assieme.

Cosa chiediamo?
Solo condivisione dei punti espressi nel nostro “manifesto”, contributi e confronto civile, rispettoso, mai violento o volgare. E’ tutto.

Massimo

Lontano dalla quotidiana frenesia ho trovato il modo e il tempo di interrogarmi, di mettermi in discussione

Fino a pochi mesi fa, avrei dato certamente del pazzo a chiunque  m’ avesse detto  che, partito da Manerbio, sarei giunto a Cracovia in bicicletta, percorrendo 1300 km, in 10 giorni di importanti pedalate. Mi è sempre piaciuta la bicicletta ma mai avrei pensato di poter portare a termine una simile impresa.

Come ha ricordato Fabio, non sono un Bartali e soffro parecchio le salite, ma anch’io sono amante delle sensazioni che si possono provare andando in bicicletta. La vicinanza con l’ambiente, i colori, i profumi e il poter dire ci sono riuscito, ho fatto tutto con la sola spinta delle mie gambe.

La leva che mi ha permesso di affrontare un così gravoso impegno è stata la necessità di approfondire la conoscenza di quella profonda ferita che si chiama Shoah. Non basta dire “Mai più !” perché il silenzio di noi italiani dopo il 1938 è la scelta di un quieto vivere disilluso, privo di passioni, costruito sull’insignificanza del dolore altrui.

Quando periodicamente la realtà, in forma brutale, ci impone confronti con il malessere umano, il silenzio come indifferenza diventa la nostra possibile via di salvezza per non lasciarci interrogare da quelle sgradevolezze e da un analisi sulle nostre responsabilità. La strategia del silenzio salva nel presente, forse permette di avere un futuro ma non ci lascia uguali a prima. Abbassa le soglie dell’autoassoluzione e innalza quelle dell’indifferenza. Sconfiggere la nostra indifferenza, questa è stata la principale motivazione del VIAGGIO NELLA MEMORIA.

Questa sarà la motivazione di fondo anche per altri viaggi che andremo a progettare per i prossimi anni, non vogliamo certamente fermarci e vorremmo che questo blog diventasse la comunità dei cicloturisti che vogliono viaggiare per conoscere e per conoscersi.

Ringrazio Fabio per la perfetta organizzazione del  viaggio e per la realizzazione di questo nostro luogo della memoria, dei pensieri, dei progetti, dei sogni; questo è tutto ciò che sottende ad un lungo viaggio in bicicletta.

Nelle nostre vite, con le nostre possibilità, durante i viaggi passati e futuri, sul sito e con le persone che incontriamo, NOI:

  • promuoviamo fratellanza e pace fra le genti

  • chiediamo amore nei confronti di ogni uomo e rispetto per ogni razza, lingua, fede e condizione sociale
  • condanniamo la pena di morte ed ogni forma di violenza fisica e psichica dell’uomo sull’uomo
  • ci battiamo affinché a ogni uomo sia garantita la libertà di esprimere le proprie opinioni e perché nessuno debba essere condannato per le proprie idee
  • contrastiamo ogni ideologia ed ogni comportamento umano che incitino all’odio, al razzismo, alla discriminazione, alla sopraffazione, all’indifferenza e all’esclusione sociale
  • auspichiamo che la cultura, e in particolare l’arte, la letteratura e la storia, siano promosse con maggiore convinzione ed entusiasmo, soprattutto fra le giovani generazioni, come occasione di elevazione della persona, dal momento che riteniamo che le proposte della società moderna siano sempre più lontane da questi temi
  • sappiamo che nessuna risorsa è illimitata, men che meno quelle ambientali e imploriamo che sia riconosciuto il diritto per le future generazioni di ereditare un pianeta vivibile
  • invitiamo ad adottare comportamenti rispettosi dell’ambiente e delle risorse naturali; con scelte semplici di vita quotidiana è possibile combattere inquinamento, spreco energetico e degrado ambientale, proponendo esempi virtuosi ai più giovani, fin dalla più tenera età
  • esortiamo a scegliere, appena possibile, una mobilità sostenibile più benevola nei confronti dell’ambiente e di noi stessi
  • speriamo di poter trasmettere a qualcuno l’amore per la bicicletta, mezzo di trasporto sano, libero, lento, ecologico; città senza traffico, rumore, inquinamento, stress e parcheggi selvaggi, nelle quali ciclisti e pedoni siano rispettati, sono oggi un miraggio, ma potrebbero essere domani realtà

… ma soprattutto pensiamo che sia ora di smettere di pensare che da soli non possiamo fare niente!
“Ogni cosa che facciamo è come una goccia nell’oceano, ma se non la facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno” (Madre Teresa di Calcutta)


 

E' un fuori di testa–Bianca, moglie di Fabio

Non avrei mai creduto che potesse arrivare a tanto–Giulia, moglie di Massimo

 

Eravamo in cerca del nostro inno…. eccolo! :-)

Pedala!!!! :-)                Pedala!!!! :-)