2013: Manerbio – Auschwitz

Meeting F abio and his Italian friends was one of the most important experiences in my life. It was really fantastic to help people who decided to do so beautiful thing - to go from Italy to Auschwitz by bike and then meet people from Krakow Jewish Community, especially Mrs. Zosia, who is the Survivor. I  will always tell that showing me this way of remembrance made such a big difference in my point of view of remembrance at all. (Incontrare Fabio e i suoi amici italiani é stata una delle esperienze piú importanti della mia vita. É stato davvero fantastico poter aiutare delle persone a fare una cosí bella esperienza, un viaggio in bicicletta dall'Italia ad Auschwitz per poi incontrare persone della Comunitá ebraica di Cracovia, in particolare la sopravvissuta sig.ra Zosia. Farmi vedere la  Memoria da questo punto di vista ha fatto si che anche il mio modo di vedere la Memoria sia completamente cambiato.) –Nika, volunteer of the Krakow Jewish Community

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IL VIAGGIO IN SINTESI, poche immagini e pensieri per provare a trasmettere un’idea

 

OLYMPUS DIGITAL CAMERAA Fossoli (sei chilometri da Carpi) sono ancora visibili i resti del campo di transito utilizzato dalle SS come anticamera dei lager; 5.000 deportati, di cui la metà ebrei, vissero in queste baracche in attesa di essere mandati ad Auschwitz-Birkenau, Dachau, Buchenwald, Flossenburg.
Dalla stazione di Carpi partirono, in sette mesi di attività del campo, 8 convogli ferroviari, 5 dei quali destinati ad Auschwitz. Sul primo viaggiò anche Primo Levi.
Il 2 agosto 1944, il campo venne abbandonato per ragioni di sicurezza e trasferito a Bolzano-Gries.
La muratura delle baracche è originale ma il degrado e l’incuria purtroppo regnano in un luogo “sacro”, il cui grido si leva come monito per tutte le generazioni.

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Un’ idea è un’ idea e nessuno la rompe. (Luigi, Italia)-Il passato lo sai, il presente pure, il futuro non ce I’ ho, non me I’hanno lasciato. (Asika, Bulgaria)

-Le porte si aprono. Eccoli. Sono vestiti di nero. Sulle mani sporche portano guanti bianchi. (Esther, Polonia)
-E’ terribile morire a ventidue anni. Come avrei voluto vivere! (Pasa, URSS)
-Non crediate che finirà così. Sarete chiamati a rendere i conti. Quel giorno non è più lontano, e allora guai a voi. Ma non voglio essere io il vostro giudice. (Adolph, Lussemburgo)
-Contro l’idea della violenza, la violenza dell’idea. (Franz, Austria)

227 in viaggio per linz-hartheimL’aspetto non tragga in inganno.
Il colore, la pulizia, le forme, l’ambientazione in una campagna rigogliosa e verdeggiante impediscono alla mente di credere che fra queste mura si siano compiuti crimini contro il genere umano fra i più vili e abietti.
Originariamente luogo di cura per bambini e disabili, nel 1938 fu confiscato per avviare il programma di eutanasia “T4″, primo esempio di uccisione di massa, pianificata e organizzata, eseguita dal regime nazista; particolarmente odiosa perchè attuata contro persone già molto provate, disabili fisici e psichici ritenuti per questo indegni di vivere.
L’edificio ha quattro piani ma solo il primo veniva utilizzato per i crimini; ai piani superiori alloggiava il “personale” e venivano organizzate cene, feste e ricevimenti……

418 olomoucUn inciampo non fisico, perchè le pietre sono inserite nella pavimentazione del marciapiede, ma visivo e mentale, per ricordare ogni giorno al passante distratto la tragedia della deportazione attraverso l’incisione di un nome, di una data di nascita e di morte, del luogo di detenzione.
Grazie all’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig dal 1995 sono state posate in molti paesi europei (compresa l’Italia) oltre 20.000 piccole targhe di ottone, per restituire nome e memoria a chi è stato spazzato via senza colpa, derubato della propria umanità, catalogato con un numero, smaltito come un rifiuto.
Per ricordare che in quella casa, dietro quel portone, viveva in pace uno di noi.

OLYMPUS DIGITAL CAMERADal 1973 Palazzo dei Pio a Carpi ospita il museo “Monumento al Deportato” in un percorso che parte dal cortile delle stele (con incisi tutti i nomi dei campi… incredibile quanti sono…) e si sviluppa per tredici sale a piano terra. Grande impatto emotivo per i visitatori.

Le frasi incise sulle pareti di ogni sala, tratte dalle lettere dei condannati a morte della resistenza europea, colpiscono direttamente al cuore.
Di grande suggestione anche i graffiti, con le opere di grandi artisti quali Longoni, Picasso, Guttuso, Cagli e Léger.
Il percorso si conclude nella “sala dei nomi”: oltre tredici mila nomi di italiani incisi sulle pareti.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAResta solo il muro di cinta di quello che dall’estate del ’44 funzionò come campo di transito per circa 9.000 detenuti, destinati agli orribili campi di prigionia e sterminio nazisti.
Il contrasto fra il muro di cinta, testimone delle atrocità più vili, e le abitazioni sorte all’interno è violento.  Pare strano che si possa vivere in una casa costruita dove le baracche naziste hanno internato ben altri ospiti; sorprendente scoprire che una larga fetta della popolazione di oggi non sappia nemmeno dell’esistenza stessa del campo.
Ancora una volta emerge con impeto come sia indispensabile recuperare la memoria di quanto successo, affinchè non si ripeta mai più.
Chi non ricorda il proprio passato è destinato a riviverlo.

301 mauthausen… baracche e filo spinato… filo spinato e baracche… ma soprattutto una scalinata tremenda, ripida, giù fino alla cava di marmo, d’inverno ghiacciata, da percorrere con zoccoli malconci e blocchi di pietra da trenta chili sulla schiena…
Oltre al gas e alle iniezioni, alla fame e alle botte, al freddo e alle malattie qui si sperimentò e utilizzò il lavoro per uccidere; lavoro durissimo, senza tregua e senza scampo, portato oltre ogni possibile resistenza umana, letale.
Piscina e campo da calcio, a pochi metri dalla baracca dove morivano i malati, allietavano il riposo di aguzzini e familiari.
Il 5 maggio 1945 tutto ciò finalmente ha termine, e nella primavera del 1949 il luogo di commemorazione diventa ufficialmente “Monumento pubblico di Mauthausen”

584 auschwitz“Son morto con altri cento, son morto ch’ero bambino, passato per il camino e adesso sono nel vento.
Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento, nel freddo giorno d’inverno e adesso sono nel vento.
Ad Auschwitz tante persone ma un solo grande silenzio, è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento.
Io chiedo come può l’uomo uccidere un suo fratello, eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento.
Ancora tuona il cannone, ancora non è contento di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento.
Io chiedo quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare e il vento si poserà.”

Francesco Guccini