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In viaggio per Linz

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Quinta giornata di viaggio, anche oggi ci aspetta una tappa piuttosto dura, 135 km se non sbaglieremo strade.
Le strade sono sempre tranquille e godibilissime, un piacere pedalare in mezzo a questa natura rigogliosa.
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Ovunque prati, verde, colline. Pedaliamo con grande gioia in mezzo a questi paesaggi agresti anche se i pensieri iniziano ad andare a quello che ci attende fra poco, il famigerato castello di Hartheim. Sarà il primo momento, durante il viaggio, nel quale dovremo confrontarci con un luogo legato direttamente, e nel modo più terribile, alle atrocità naziste.
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Continuiamo a pedalare nel silenzio, nessuno parla più. Siamo tutti in preda ai nostri pensieri. Forse perchè la stanchezza inizia a farsi sentire, forse per la vicinanza del luogo che stiamo cercando. Ci pare molto strano non trovare indicazioni per il castello. Se non avessimo avuto i nostri navigatori satellitari non l’avremmo trovato mai. Credevamo che un luogo tanto noto fosse indicato con dovizia di segnalazioni invece nulla, quasi che fosse preferibile cancellarne il ricordo. Il primo cartello indicante il castello è a pochi metri dal posto, seminascosto, scritto male su un paletto di legno.
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E finalmente ecco il mostro. Naturalmente il mostro non è lui ma l’uomo reso tale dalla malvagità che qui ha saputo raggiungere uno dei vertici più alti. L’aspetto contrasta fortemente con l’idea che abbiamo di questa struttura e di ciò che vi è avvenuto 70 anni fa. La campagna circostante è verdissima e rigogliosa. Sembrerebbe un luogo di ristoro, di riposo; invece proprio qui è avvenuto uno sterminio fra i più vili e abietti mai concepiti dall’essere umano.

Il castello di Hartheim

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Il castello, detto Schloss Hartheim, fu costruito da Jakob von Aspen nel 1600. È un castello di dimensioni piuttosto ridotte e nelle sue vicinanze si trovano strutture simili. Nel 1898 fu donato dal Principe Camillo all’Organizzazione di Carità dell’Austria Superiore come centro educativo e di cura soprattutto per disabili.
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Il castello di Hartheim divenne tristemente famoso come sede, durante il periodo di apertura dei campi di concentramento nazisti, di esecuzioni di massa, in applicazione della disposizione sulla eutanasia voluta da Hitler ed era anche definito “scuola di assassinio”. Il castello era in posizione isolata, vicino alla linea ferroviaria e vicino anche al lager di Mauthausen. Nel castello venne costruita una camera a gas che funzionò non solo per Mauthausen, ma anche per Dachau. Da Dachau venivano organizzati viaggi della morte, diretti al castello, ma anche da altri campi che non avevano camere a gas.
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Fanno da contrasto la pace e la tranquillità del posto. Chissà che peso si porta la gente del posto per vivere in un luogo che porta un nome tanto marchiato dall’infamia.
E purtroppo, pur non avendo nessuna colpa, resterà sempre e comunque gente della località di Hartheim.
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La struttura è composta di quattro piani, ma soltanto il primo veniva utilizzato per lo sterminio.
Arrivavano i pullman con la gente disabile che veniva portata via dagli istituti di cura con la forza e con l’inganno. Una volta arrivati qua dopo circa due ore passavano per il camino del forno crematorio.
Senza averlo chiesto, senza colpe, senza aver dato fastidio a nessuno; solo perchè qualcuno li riteneva fastidiosi, ingombranti, non degni di vivere, da eliminare come rifiuti.
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Targhe commemorative in tutte le lingue
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Targhe di martiri italiani
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Non solo disabili, ma anche detenuti che qui venivano portati da altri campi per essere uccisi
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Morto a 22 anni per aver combattuto il nazifascismo
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I piani superiori erano destinati al personale, agli uffici e alle sale di ricevimento dove si organizzavano frequentemente serate di festa, cene e danze.
Ma come poteva la gente che lavorava (lavorava ?! è un lavoro quello??) qui dormire poi tranquillamente la notte per recuperare le forze necessarie al lavoro del giorno dopo? Ma quanto si può abbruttire un essere umano?
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Questa vetrata sostituisce l’ingresso dal quale entravano i pullman carichi di condannati; in trasparenza i nomi.
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E questo era il luogo dove il pullman appena varcata la soglia si fermava. Le vittime scendevano e venivano indirizzate in un percorso che di li a poco avrebbe posto fine alle loro sofferenze.
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Chissà se scesi dal pullman avranno potuto guardare verso il cielo… che comunque era pronto ad accogliere le loro anime e il loro spirito.
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Ecco l’immagine di un grande Uomo ancor prima che di un grande Vescovo cattolico, Clemens August Von Galen.
Dopo aver combattuto per anni in tutti i modi l’ideologia nazista nel 1941 pronunciò tre omelie dichiaratamente antinaziste: il 13 e 20 luglio contro l’occupazione e la confisca di conventi e monasteri, e l’espulsione violenta dei religiosi, che cessarono per ordine di Hitler il 30 luglio; il 3 agosto contro il programma segreto Aktion T4 per l’eliminazione di disabili psichici e fisici, malati lungodegenti e terminali, e pazienti non tedeschi, visto come negazione del quinto comandamento biblico «non uccidere»:
« Hai tu, o io, il diritto alla vita soltanto finché noi siamo produttivi, finché siamo ritenuti produttivi da altri? Se si ammette il principio, ora applicato, che l’uomo improduttivo possa essere ucciso, allora guai a tutti noi, quando saremo vecchi e decrepiti. Se si possono uccidere esseri improduttivi, allora guai agli invalidi, che nel processo produttivo hanno impegnato le loro forze, le loro ossa sane, le hanno sacrificate e perdute. Guai ai nostri soldati, che tornano in patria gravemente mutilati, invalidi. Nessuno è più sicuro della propria vita. »
(Omelia presso la chiesa di San Lamberto, 3 agosto 1941.)
Di fronte a proteste crescenti, Adolf Hitler fu costretto a dichiarare sospeso il programma di eutanasia nazista, ma di fatto esso proseguì fino alla caduta del Terzo Reich. Martin Bormann chiese l’impiccagione di von Galen, ma Joseph Goebbels convinse Hitler ad attendere la vittoria finale per pareggiare i conti, ribattendo:
« Se ora si procedesse contro il vescovo, tutta la Vestfalia andrebbe persa per l’impegno bellico»
Le tre omelie di von Galen furono diffuse clandestinamente in tutta la Germania da cattolici, da luterani e da ebrei. Tra Il 4 e il 5 novembre aerei alleati fecero piovere sulla Vestfalia volantini con il testo dell’omelia del 13 luglio. Il 9 novembre Goebbels pronunciò un minaccioso ammonimento pubblico contro von Galen senza nominarlo direttamente, mentre centinaia furono gli arresti tra chi che diffondeva le sue omelie. L’8 giugno del 1943 il New York Times dedicò un articolo a von Galen, definendolo «l’oppositore più ostinato del programma nazionalsocialista anticristiano».
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Foto d’epoca raffigurante il camino … che non smetteva mai di funzionare…
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Ecco invece i medici che avevano giurato di svolgere la loro professione per salvare vite umane.
Dietro questo sorrisetto si cela un vile criminale, responsabile con il suo comportamento collaborativo dell’uccisione di migliaia di innocenti.
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Ecco qua fotografato il “personale” del castello nei momenti di svago. Fra uno sterminio e l’altro organizzavano feste, attività sportive, gite in pullman e altri eventi mondani. Una cosa che non si riesce nemmeno a concepire.
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Oggetti delle vittime ritrovati dopo la fine della guerra.
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Alcuni volti… le caselle senza foto sono per tutti coloro che sono stati uccisi senza lasciare nemmeno un’immagine o un nome… Spesso venivano sottratti alle famiglie con l’inganno, promettendo cure amorevoli. Poi alla famiglia arrivava una lettera che annunciava il decesso naturalmente sempre attribuito a cause del tutto inventate.
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Qualche pannello con dei nomi, tanti altri lasciati forzatamente bianchi…
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Questa mappa indica il percorso della morte che avveniva in una sola ala del piano terra del castello
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Proprio dalla sala dei nomi inizia il percorso identificato dalla passerella posizionata affinché i nostri piedi non calpestino quelle terribili pavimentazioni. In 6 stanze in successione si snoda il terribile passaggio dalla vita alla morte. Nella prima la vestizione, nell’ultima il forno crematorio.
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La seconda stanza è la camera a gas. Si nota il beccuccio che attraverso un foro nella parete immetteva il gas depositato nella stanza vicina, la terza.
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La stanza dove venivano temporaneamente accatastati i corpi
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Il forno crematorio. Al suo posto oggi una luce che identifica il posto esatto. Piace pensare che quella stessa Luce abbia accolto le anime nel Paradiso dei Santi.
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Usciamo dal castello molto provati. Ci voltiamo indietro a guardarlo, bianco, pulito, candido; ancora non pare possibile credere a quanto abbiamo visto e ascoltato. Lui ci guarda, bello, sereno, maestoso, imponente; sembra voler far finta di niente.
Ma custode di segreti e storie che susciteranno orrore inesprimibile per il resto dei giorni.

Linz

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A pochi chilometri da Hartheim ci accoglie la bella città di Linz, con la sua splendida e immensa piazza Hauptplatz. I sentimenti sono contrastanti. Siamo finalmente e definitivamente entrati nel contesto principale del viaggio. La memoria. E, ne siamo certi fin d’ora, il ricordo di ciò che stiamo vedendo non ci abbandonerà più.
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Arrivo all’ostello Wilder Mann. Non vicinissimo dal centro (raggiungibilissimo comunque a piedi) ma sicuramente un’ottima soluzione per il pernottamento
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Bei palazzi sulla Landstrasse, bella via principale che conduce a Hauptplatz
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Chiesa di Martin Lutero: In base al privilegio tollerante dell’imperatore Giuseppe II (1781) nell’Austria superiore fu approvata la confessione evangelica. Il 20 ottobre 1844 fu consacrata la prima chiesa evangelica di Linz. Secondo il regolamento edile cattolico, valido all’epoca la chiesa evangelica doveva essere costruita in una distanza di 50 metri dalla strada, in modo tale da non essere troppo dominante nell’ambiente.
La cosa buffa è che oggi questa distanza rende la chiesa ancora più bella e visibile; attira molto di più l’attenzione del passante realizzando così un risultato esattamente contrario a quello sperato.
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Il Nuovo Duomo: è considerata la chiesa più grande austriaca; è stata finita nel 1924 e offre posti per 20 000 persone. Si tratta di una cattedrale fondata ex-novo nel 1855 dal vescovo Franz-Josef Rudigier e costruita in stile neogotico.
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Al suo completamento, la precedente vecchia cattedrale della città divenne una chiesa parrocchiale.
Si possono ammirare bellissimi affreschi delle finestre, per esempio “Finestre di Linz” oppure “Finestre dell’Imperatore”. La galleria interna, accessibile durante le visite, offre una spettacolare panoramica nella navata del duomo dall’altezza di 15 m.
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Raccomandabile anche la visita della torre, durante la quale si potrà godere della bellissima panoramica della città.
Nella torre del Duomo Mariano è installato l’eremitaggio del Duomo Mariano di Linz, dove nel passato le abitanti del Duomo potevano passare una settimana nel silenzio e ascesi.
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Ritorno ad Hauptplatz dove svettano la settecentesca e barocca Dreifaltigkeitssäule (Colonna della Trinità), alta 20 metri ed il Duomo Vecchio eretto dai gesuiti nella seconda metà del Seicento. Sulla piazza principale si affaccia, maestoso, anche il Linzer Schloss (Castello di Linz), ricostruito nel corso del Quattrocento sui resti di un castrum romano. Ampliato dall’Imperatore Rodolfo II del Sacro Romano Impero nel 1600, oggi è sede di un museo che custodisce oggetti (di uso quotidiano, ma anche pezzi numismatici e strumenti musicali) dedicato alla storia , alla società ed al folklore locale.
Imponente, la colonna del 1723 è dedicata alla Santissima Trinità. Il tipico simbolo del barocco fu costruito come espressione di gratitudine per la sopravvivenza dei cittadini ai cataclismi e quale simbolo di protezione dalla guerra, dall’incendio e dal morbo. Svolse il ruolo di mercato e contribuì allo sviluppo economico della città.
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Il Vecchio Duomo: la chiesa fu costruita dai Gesuiti negli anni 1669–1683 secondo il progetto di PF. Carlone. Il duomo diventò pontificale dopo che Giuseppe II dichiarò la città Linz città diocesana. Nel 1909 I Gesuiti sono ritornati. Il Duomo si trova sulla parte finale sud della Piazza centrale, accanto al convitto gesuitico. Anton Bruckner ci operò negli anni 1856–1868 come organista. L’organo fu costruito secondo il progetto di Anton Bruckner e viene utilizzato fino ad oggi.
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Anche a Linz non ci possiamo perdere il concerto per strada, questa volta in piazza. La passione degli austriaci per la musica classica è veramente encomiabile.
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A spasso per il centro storico, dietro il lato occidentale della piazza, nei pressi del castello, centro temporale dell’impero degli Asburgo.
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La visita della casa di Mozart è possibile soltanto dall’esterno.
La targa ricorda che in questa piazza, in un edificio rinascimentale della seconda metà del XVI secolo, abitò Mozart che, da genio qual’era, riuscì in soli tre giorni a terminare la splendida composizione della Sinfonia N.36 in do Maggiore, “Sinfonia Linz” o “Sonata di Linz”… una di quelle musiche che i musico-terapeuti dicono possa guarire molte malattie.
Mozart stesso scrisse ad un amico durante il suo soggiorno il città: “Martedì 4 Novembre darò un gran concerto in teatro e, non avendo portato con me nessuna Sinfonia, ne sto scrivendo una a gran velocità, poiché devo terminarla per quella data”.
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Con la visita alla casa di Mozart si conclude anche la quinta giornata del viaggio. Siamo molto pensierosi e taciturni. L’indomani ci aspetta una tappa lunga ma distensiva, lungo il bel Danubio blu. Sarà poi vero che è blu?